lunedì 20 dicembre 2010

Cos'è la sicurezza?

Cancelli, antifurti, cani da guardia, ronde, polizia, telecamere non bastano. Perché?
Molti se lo chiedono e tanti cercano una risposta.
Alla base della “sicurezza” ci sono i sentimenti.
E' il sentimento che determina le nostre azioni e che prevale sulla razionalità.

Nell'articolo pubblicato oggi sul quotidiano locale, leggo che è necessario il “patto dei vicini” per fermare la delinquenza. L’articolo è interessante e, in effetti, penso che abbia anche ragione. Un "patto" fra vicini potrebbe essere una delle migliori risposte che mi sembra siano state date sinora. Questo articolo però mi fa scaturire alcune domande a cui cercherò di dare una risposta e, se si vuole, anche cercare di realizzare concretamente.

Come si fa a creare un “patto” tra vicini di casa?
Con la “coesione sociale”.

E cosa può essere la “coesione sociale”?
La “coesione sociale” è partecipare attivamente insieme alla vita pubblica.
La “coesione sociale” è godere di un equo accesso ai beni e servizi pubblici e ad una equa distribuzione del reddito e della ricchezza.
La “coesione sociale” è saper riconoscere e tollerare le differenze.
Alcune cose dipendono da noi stessi, altre no.
Nessuno potrà mai creare la fiducia e la sicurezza partendo dal nulla.

Ci sono situazione e  fenomeni che incidono sulle nostre condizioni di vita, sul nostro “stile di vita”: le cause possono essere la perdita o la violazione di un diritto o di un interesse legittimo.
Anche la struttura e la composizione della società, i mutamenti sociali e demografici, i media (TV, giornali, internet, ecc.) possono distruggere la fiducia e generare la paura, ma possono anche creare l'effetto contrario.
La sensazione di maggiore o minore "sicurezza" è collegata alla possibilità che abbiamo di progredire e di realizzare il pieno sviluppo, raggiungendo il nostro benessere quotidiano.
La sicurezza dipende anche all'azione pubblica (del governo centrale, dei governi locali e le politiche di sicurezza e di prevenzione) e da quella privata che può allargare o comprimere i nostri diritti e i nostri interessi legittimi.

Se vediamo che vengono palesemente compiute ingiustizie, non avremo nella nostra anima il sentimento della giustizia ed avere quella fiducia che, di conseguenza, ci può far sentire sicuri.
Se abbiamo la percezione di non poter tutelare i nostri diritti e di non poter soddisfare i propri bisogni il nostro animo viene privato di sicurezza.
Tutte le minacce legate alla sicurezza influiscono negativamente sui nostri sentimenti.
La creazione di opportunità o la soddisfazione dei bisogni crea la “coesione sociale”.

Sono sostanzialmente tre gli ambiti dove si concretizza il sentimento di “sicurezza”: i luoghi dove viviamo (qualificazione degli spazi, qualità degli ambienti pubblici e privati, servizi, manutenzione...), le relazioni sociali  (politiche di prevenzione e di inclusione, rafforzamento delle reti...), i rapporti con le amministrazioni pubbliche e private (creazione di opportunità, fornitura di servizi...)

Con il deperimento e la perdita della coesione sociale, che è costituita da reti di fiducia, di solidarietà e di partecipazione si genera l'insicurezza.
Per creare la "sicurezza" le persone devono condividere un sentimento d’appartenenza, di inclusione e di partecipazione alla vita sociale.
La partecipazione presuppone però dei “sacrifici”, come - ad esempio - il saper comprendere e tollerare chi non la pensa come noi.




da “la provincia Pavese” del 20 dicembre 2010
San Genesio. Il patto dei vicini per fermare i ladri
Non bastano cani, allarmi, inferriate. Può servire lo sguardo di chi sta dall'altra parte della siepe.
SAN GENESIO. Ladri, un incubo, scatta il patto dei vicini di casa. Non bastano cani, allarmi, inferriate. Può servire lo sguardo di chi sta dall'altra parte della siepe. In poco più di un mese una ventina di furti (e tentati furti), divisi per tre-quattro paesi (Borgarello, Certosa, San Genesio).
Via Di Vittorio, a San Genesio, partecipa con tre colpi andati a segno e altrettanti tentativi. I ladri, come è accaduto nei quartieri di Pavia (san Pietro, Pavia Ovest, Vallone) arrivano a ondate. Prendono di mira una zona e la passano con sistematica impudenza. E' successo in via di Vittorio, villette a schiera. Ordinate e molte con gli addobbi natalizi. Quartiere tranquillo. Appettibile, per i ladri. «Sono arrivati sempre alla stessa ora, poco dopo le 18» precisa uno dei derubati della zona. «Vero, da me sono arrivati alle 18,10 - aggiunge Marco Bonato, un altro dei visitati di Via Di Vittorio - Casa vuota. L'allarme è suonato. Mia moglie è tornata e forse li ha spinti a scappare». C'era anche un cane nel giardino della villetta. I cani non abbaiano quando arrivano i ladri? Gira una voce che li narcotizzino. «Ma no, il mio poverino ha abbaiato eccome. Lo hanno anche sentito - aggiunge il signor Bonato - poi i ladri hanno cercato di tramortirlo. Gli hanno tirato in testa un vaso. A quel punto la bestiola spaventata si è nascosta». Senza pietà. Altro che spray per narcotizzare, colpi di vaso in testa. A casa dei Bonato i ladri sono arrivati al primo piano. Con un calcio hanno sfondato la portafinestra e hanno perquisito la stanza fino al momento di essere messi in fuga dal rientro della proprietaria. Copione simile nelle altre abitazioni assaltate. Sempre alla stessa ora, poco dopo il tramonto. Ma come fanno a colpire sapendo che la villetta è vuota?
«In paese - racconta un altro derubato nei mesi scorsi del paese - hanno visto una Bmw che andava avanti e indietro. Qui ci si conosce tutti. Proviamo a difenderci guardando meglio a cosa accade». Ecco così il patto dei vicini. In via Di Vittorio un allarme che suona non è più per un guasto, è meglio verificare subito.
Se un cane abbaia più forte del solito, è meglio gettare un occhio. Intanto allarmi più sofisticati e inferriate più solide (ma in un caso le hanno scardinate). Costano 1500 euro per portafinestra da proteggere. Presto fatto il conto. In una villetta per chiudere quattro ingressi servono 6mila euro. Senza contare le finestre. Anche i sistemi d'allarme sembrano non essere più sufficienti. In effetti, almeno a San Genesio, i ladri hanno continuato ad agire nonostante la sirena suonasse. Quello che fa la differenza è qualcuno che vada a controllare perchè l'allarme del vicino è scattato. A questo serve il patto dei vicini, a darsi una mano.
(Fabrizio Guerrini)

venerdì 10 dicembre 2010

Musica classica in San Michele Arcangelo

Domenica scorsa, 5 dicembre, nella chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo a Torre del Mangano (Certosa di Pavia) il Collegio Musicale Italiano, ensemble musicale diretta dal M. Adriano Gaglianello, ha fatto vivere le note di Mozart, di Albinoni e di Caldara. Il programma della serata prevedeva solo componimenti sacri dei tre autori.

Il filo conduttore della serata è stato incentrato sull'influenza che la musica italiana, e in particolare quella di Antonio Caldara (Venezia 1670 - Vienna 1736), ha determinato sullo stile musicale austriaco e sul repertorio sacro di W. A. Mozart (1756-1791).

Antonio Caldara fu un compositore molto prolifico: circa 3500 opere musicali per il teatro, oratori, pezzi sacri e scritture cameristiche. Lavorò prima alla corte dell'ultimo Duca di Mantova, poi a Barcellona da Re Carlo III (poi diventato imperatore), a Roma maestro di cappella del principe Ruspoli (dove conobbe Händel e la famiglia Scarlatti), ed infine a Vienna dove fu la personalità più ricca attiva nelle prime decadi del Settecento. Fu Caldara a terminare il periodo di supremazia italiana (e veneta) nel teatro musicale barocco.

A Vienna, dove trascorse il resto della sua vita sino alla morte, che dette prova di una grande vena creativa. Compose per l'arcivescovo di Salisburgo opere teatrali in ogni anno dal 1716 al 1726. Questi lavori hanno la caratteristica di essere pezzi sempre nuovi, non erano semplici accomodamenti di lavori già rappresentati in precedenza a Vienna. Questo enorme impegno compositivo non sfuggì alle attenzioni di Mozart che, come ebbe a scrive anche in alcune lettere, dimostra un particolare interesse per le novità che Caldara aveva introdotto. Il compositore veneziano infatti innovò lo stile contrappuntistico con temi ispirati a Corelli e Pergolesi e arie e cantate popolari.

Caldara accentra l’importanza dell'orchestra, presente sia in ritornelli strumentali, in sé conclusi, sia nella sinfonia d'apertura che si caratterizzano spesso con la presenza di brani di recitativo strumentale espressi da strumenti solisti, seguendo il gusto molto amato a Venezia. L'influenza che il compositore veneto ha determinato nel panorama musicale austriaco, la si ritrova nelle opere sacre di Mozart, nelle quali si possono ascoltare alcune vere e proprie citazioni delle opere del Caldara.

Il grande patrimonio musicale che ci ha lasciato si compone di una grande quantità di opere di vario genere: melodrammi, serenate, feste teatrali, componimenti da camera, oratori sacri. Circa 50 messe, un numero imprecisato di mottetti (almeno 200), cantate sacre e circa 300 cantate profane a voce sola e continuo. Numerose cantate a 2 voci; circa 500 canoni; oltre 40 madrigali; musica strumentale varia. 2 libri di Divertimenti musicali per campagna, Septetto per archi; 6 quartetti; 4 volumi di composizioni per clavicembalo, 23 fughe con variazione, Capriccio, Arpeggio, Proba organistica; 8 sonate per violino e basso; 7 sonate a 3 per 2 violini e basso, 2 anche con clarini.


La musica ed il canto corale, in un contesto così particolare, crea una dimensione nuova ai luoghi. 

L'atmosfera che si è creata domenica sera in chiesa era densa di una spiritualità, molto intensa e coinvolgente, che non si trova nelle sale da concerto. E' veramente un peccato che, forse a causa della nevicata, non ci sia stata una maggiore partecipazione di pubblico. A Certosa di Pavia non capita spesso di assistere a rappresentazioni simili e, personalmente, spero che si possa ripresentare, in futuro una simile opportunità.


Il programma della serata

W. A. Mozart - Missa in Do KV65
a quattro voci, due violini e basso continuo

A. Albinoni - Magnificat
per soli cori, due violini e basso continuo 

A. Caldara - Missa in Sol maggiore
a quattro voci, due violini e basso continuo

W. A. Mozart - Litaniae Lauretanae KV109
a quattro voci, due violini e basso continuo


il Collegio Musicale Italiano

Soprani: Teresa Nesci, Laura Lanfranchi


Contralti: Sabrina Pecchenino, Annalisa Mazzoni, Monica Ninghetto

Tenori: Massimo Lombardi, Alessandro Baudino, Claudio Poggi

Bassi: Dario Previato, Marco Milanesio

Violini: Mauro Massa, Liliana Mijatovich

Violoncello: Marco Angilella

Organo: Andrea Banaudi

Direttore:Adriano Gaglianello

sabato 4 dicembre 2010

Gian Galeazzo e il mistero nella Certosa di Pavia

In questi ultimi tempi si è fatto un gran parlare della Certosa di Pavia. Ormai sembra un fiume in piena, almeno sulle colonne dei quotidiani. Leggendo le notizie sui giornali si scopre che sono tanti gli estimatori della storia pavese, fonte prolifica di notizie e curiosità.
Come annotavo nel post precedente, con l'articolo di Giorgio Boatti del 28 novembre 2010 si dimostra che la nostra realtà odierna è il frutto delle intricate vicende accadute in passato.
In tutte le epoche storiche, inevitabilmente, si trovano misteri e segreti che, forse, non verranno mai svelati. In questo post raccolgo il contributo di un appassionato lettore che, stimolato dalla lettura del citato articolo di Giorgio Boatti sulla Provicia Pavese, prende spunto per scrivere una interessante lettera al quotidiano proprio in merito ad un intricato enigma. La storia si fa intrigante e si potranno, in futuro, aggiungere altri particolari a questi misteri.


Il "biscione" visconteo

Giancarlo Mainardi (Pavia) alla Provincia Pavese del 2 dicembre 2010

E’ LUI O NON E’ LUI?

Assai interessante l’articolo di Giorgio Boatti sulla nostra Certosa e sul Gian Galeazzo Duca di Milano e Signore di Pavia. Come è risaputo, la storia è fatta anche di contro storia, ossia di fatti secretati al momento, nascosti dietro un paravento, e riemersi parecchi decenni o secoli dopo gli accadimenti. Così le cronache ci raccontano che Gian Galeazzo si rifugiò nel castello di Melegnano per sfuggire al contagio della peste, ma malgrado le diverse cure vi morì nel settembre 1402. La salma era ormai infetta e per prudenza le esequie si celebrarono nel Duomo di Milano con il corpo assente. La paura era molta, e pregare davanti ad una salma appestata, e altresì scoperta come si usava all’epoca, venne giudicata cosa pericolosa per i fedeli e soprattutto per i nobili colleghi venuti da ogni dove.  E da qui in avanti la storia assume l’aspetto di un gossip poiché da appunti segreti di un paio di monaci, poi ripresi dagli storici pavesi Bernardino Corio e Giacinto Romano, pare che la salma del Duca venne cremata nascostamente e nella ricca bara in legno e bronzo venne posta una salma non infetta di uno sconosciuto pavese morto in quei giorni. Pochissimi erano a conoscenza del segreto e la bara ormai sigillata venne traslata per poco tempo in San Pietro in Ciel d’Oro per poi essere tumulata nello splendido sepolcro in marmo della Certosa.  E allora è lui o non è lui? Non si sa... Se diamo credito agli appunti dei monaci viventi all’epoca, non è lui, ma anche così fosse, credo che ormai non importi più a nessuno. Seguo ancora il pensiero di Boatti sulla biblioteca viscontea e su un eventuale progetto di digitalizzazione. Splendida idea, dopo due secoli potremmo riavere almeno in immagine quel tesoro del sapere che Napoleone ci rubò nel 1796. Da quella predazione si salvò un solo volume: un Virgilio annotato di mano dal Petrarca, casualmente depositato in casa di un pavese, Messer Fulvio Orsino, e poi comprato dal Cardinale Borromeo e affidato alla Biblioteca Ambrosiana. Il destino del volume probabilmente era sfortunato, ripredato da Napoleone finì alla Biblioteca Nazionale di Parigi dove la preziosa legatura in velluto e argento venne sostituita da un’altra in pelle azzurra con una grande N sul fronte. Dopo serrati contatti diplomatici ci venne restituito solo nel 1815 ed oggi è ancora visibile all’Ambrosiana. Per il resto della biblioteca invece i francesi hanno sempre risposto che «si tratta di preda di guerra e... pertanto ce li teniamo». Beh, vive la france... In minuscolo, naturalmente.

lunedì 29 novembre 2010

Il Monumento, i Monaci e il turismo a Certosa di Pavia

In questi ultimi mesi ci sono molti che si stanno interessando alla situazione del Monumento della Certosa di Pavia.
Personalmente penso che molti lo facciano anche con "secondi" fini. Penso a chi, oggi, lancia accuse a destra e manca riempiendosi la bocca di proclami e di denunce che, per chi come me è nato qui vicino e conosce questi posti da più di 40 anni, sono a dir poco faziose e pretestuose.
Avevo 15 anni (si parla quindi di quasi 35 anni fa) e qui si sposò una mia zia, nella cappella del monumento. Il parcheggio era identico ad oggi. Da sempre il parcheggio alberato è stato così e lo stato attuale non è dovuto da recente incuria. Oggi siamo più esigenti, forse. Il parcheggio nuovo, costruito 10 anni fa, non viene usato perché siamo diventati tutti pigri. Se non riusciamo a parcheggiare la nostra macchina, magari davanti al portone e in un parcheggio coperto ci lamentiamo.
I Monaci sono sempre stati gli  unici ciceroni del monastero. La bellezza della Certosa di Pavia è proprio questa. Se qualcuno vuole DisneyLand, forse non ha capito lo spirito e la mistica di questi luoghi. Che se ne vada pure in altri Monasteri, più attrezzati tecnologicamente. La spiritualità non sopravvive e non si nutre di comfort. Il pellegrinaggio è anche legato alla fatica ed alla sofferenza.
Tutto il resto è superfluo.


mercoledì 17 novembre 2010

Cosa succederà l'11 febbraio 2011?

Chi può saperlo, lo scopriremo solo vivendo.
Oggi, in ufficio ho scritto questa data nel mio foglio di calcolo e ho letto questo numero: 11/02/2011. Questa data la si può anche leggere 11.2.11. Può essere considerata una data combinazione "magica" legata ad un evento speciale?
Le antiche superstizioni sostenevano che questi giorni portassero male, che ci fosse una congiunzione astrale negativa e una maggiore concentrazione del male sulla terra. Oggi siamo, forse, più razionali e sappiamo che è l'uomo a essere l'artefice dei propri mali. Lo disse nel secolo scorso, più di cinquant'anni fa, anche il presidente americano Franklin Delano Roosevelt:
"La nazione che distrugge il suo suolo distrugge se stessa".
Tecnicamente queste combinazioni si chiamano "date palindrome", cioè che possono essere lette nei due sensi. Niente di più, niente di meno.
In campagna sono altre le date più importanti. Non so tante cose sulle tradizioni e sui calendari dell'agricoltura. Quel poco che conosco lo devo ai miei nonni, dai quali ho imparato alcune loro inestimabili conoscenze. Sono nato in città e mi hanno insegnato il rispetto che bisogna avere per il lavoro dei campi. Non si può dire di essere "ecologisti" e di voler rispettare la natura se prima non si conoscono le "regole" della campagna. L' importante è conoscere e rispettare la natura. Anche chi non vive o lavora la "campagna", come tutti gli esseri umani, ne mangia i suoi frutti. Senza la conoscenza di queste cose si andrà avanti a combinare pasticci. I recenti ed ormai frequenti "disastri ambientali", non appena vengono giù due gocce d'acqua, accadono perché si costruiscono case, strade e ponti senza il rispetto che la terra merita. Chi conosce la terra lo sa.
Tutti noi ci dobbiamo impegnare anche per insegnare ai nostri figli il "vero" valore della natura e della fatica che occorre per coltivarla con amore e rispetto. Come mi ha detto recentemente un amico, bisogna ritrovare la conoscenza dei "ritmi della natura"... e piantarla una volta per tutte di dire delle stupidaggini.
La natura va rispettata... tutta.
Campagna a Samperone
Prima di conoscere i misteri che ci riserverà l'11 febbraio dell'anno prossimo, segnalo che domenica 28 novembre 2010, in Piazza del Carmine a Pavia, ci sarà la Festa del Ringraziamento, organizzata dalla Coldiretti di Pavia. Lì avremo l'occasione di incontrare un "mondo antico", ma ancora vivo. Un'occasione per conoscere chi produce il nostro cibo e acquistarlo sui banchi del mercato. Sarà anche un'occasione per ringraziare chi lavora i campi che vediamo dalle nostre finestre.

venerdì 12 novembre 2010

Il "Gamba de legn"

Il Gamba de legn era un tram che segnò l'inizio, verso la fine XIX secolo, del trasporto pubblico di massa "veloce e moderno" sulle strade di Lombardia. Poteva trasportare tanti passeggeri e merci in molte carrozze ad una velocità commerciale di poco più di una decina di chilometri all'ora. Per l'epoca era una bella velocità.

Le motrici erano prodotte dalla Lokomotivenfabrik Krauss, un vanto per l'industria tedesca. Erano dei mezzi all'avanguardia perchè avevano una struttura sostanzialmente molto diversa da quelli ferroviari. Il "sistema Krauss" prevedeva che il telaio della locomotiva fosse utilizzato come serbatoio d'acqua potendo così impiegare piccoli motori. La caldaia e l'apparato motore erano avvolti interamente da una carrozzeria protettiva. Il posto di manovra era situato, come nei moderni tram cittadini, nella parte anteriore della motrice, così il manovratore aveva la migliore visibilità possibile. Tutte queste caratteristiche garantivano, per l'epoca, la maggior sicurezza possibile. Nonostante queste misure di sicurezza non mancarono gli incidenti. Forse fu proprio a causa di uno di questi, come raccontano le leggende popolari, che gli fu dato il nome di Gamba de legn'. Si narra che un fuochista, sventolando la bandierina rossa per avvisare l’arrivo del mezzo ai passanti, perse l’equilibrio finendo sotto le rotaie del tram in corsa. Ci rimise una gamba, ma si salvò. Un altra versione vuole che la vittima fosse l'ingegner Bosisio, funzionario della Società dei Tramways Interprovinciali. All'epoca le protesi erano fatte di legno e il tram fu ribattezzato Gamba de legn'.

Chi non lo ha mai visto può visitare il Museo della Scienza e della Tecnica a Milano, dove è conservata una di queste locomotive.

Il Gamba de legn' per Pavia sulla sponda del naviglio
(via Ascanio Sforza - Milano)


Alla fine dell'800 erano numerose le linee tramviarie che utilizzavano queste macchine a vapore per collegare paesi e città lombarde a Milano. Partivano, prendendo direzioni diverse, dai depositi situati sulla circonvallazione dei bastioni di Milano.

Il Gamba de legn' era lento e rumoroso quando procedeva sui binari. Si annunciava con il suono di una campanella e con la luce di un fanalino. Le massaie si precipitavano a ritirare i panni stesi all’aperto, per metterli al riparo dai suoi sbuffi fumogeni. La motrice tossiva e produceva una nuvola di fumo e, per questo, la locomotiva del tram era anche chiamata cioccolatera. Con il suo incedere lento e i rumori che faceva assomigliava a una vecchia caffettiera.

Sul percorso Milano-Pavia il tram iniziò a circolare nel 1880 e rimase in esercizio per quasi mezzo secolo sino al 1936, quando cedette il posto alle più "moderne" corriere. Erano gli anni '30 e la 2° Guerra Mondiale non era ancora iniziata.

Lo smantellamento di una vecchia e lenta linea di tram a vapore, realizzò, qui da noi prima che in altri luoghi della Lombardia, quello che Marinetti - teorico del Futurismo - aveva auspicato: l'avvento della modernità con la bellezza della velocità, della macchine, della tecnologia e dell'industria. Iniziò l'Era dei nuovi trasporti veloci che ci hanno portato, nel dopoguerra, verso la conquista del cosiddetto benessere.

L'ultima corsa del Gamba de legn' nel 1957
(in partenza dal deposito di Corso Vercelli - Milano)

In questa pagina ci sono diversi video d'epoca del Gamba de legn.


mercoledì 3 novembre 2010

3 novembre 2010 - La situazione del navigliaccio a Certosa di Pavia

Ieri avevo letto la notizia pubblicata sulla Provincia Pavese. Visto quello che è successo in altri posti (anche qui vicino a noi) mi sono abbastanza preoccupato. Cos'è successo? Dopo 48 ore di pioggia quasi ininterrotte poteva essere successo qualcosa di grave. Il ponte nuovo rischia di crollare? Questa mattina, andando verso Pavia ho visto le transenne e mi sono parzialmente tranquillizzato sulla stabilità del ponte. Infatti ho constatato che la notizia non era molto precisa. Contrariamente a quanto scritto - e le foto lo dimostrano - l'argine franato non è proprio in corrispondenza del ponte nuovo di Certosa di Pavia: lo smottamento franoso è più a valle, lontano anche dal "ponte vecchio" che ormai non è più in uso.

Il problema comunque resta grave e non deve essere sottovalutato. Infatti, come si vede nella seconda foto lì, poco sotto l'asfalto, c'è una tubazione scoperta (con cavi elettrici, telefonici o cosa sia di preciso non lo so).
Il fenomeno franoso probabilmente può essere stato causato da una scarsa manutenzione degli argini. Come dice la Provincia, che è la responsabile della strada, gli argini sono di competenza del Consorzio Villoresi.
Un precisazione: i cittadini e gli utenti agricoli della bassa pianura pavese pagano il contributi al Consorzio con la bolletta dell'acqua di ASM Pavia, perciò il servizio di manutenzione risulterebbe già pagato dalla collettività.

Per fortuna oggi ha smesso di piovere.
Pioggia super, traffico in tilt
da "la Provincia Pavese" del  2 novembre 2010
PAVIA. Piccoli crolli dentro e intorno alla città a causa della pioggia eccezionale caduta tra ieri e l’altro ieri. In mattinata traffico in tilt in via Riviera all’altezza del sottopassaggio per il crollo di una spalletta della tangenziale. E nel pomeriggio transennata la ex 35 a Certosa.
...
A Certosa, nel pomeriggio all’altezza del Ponte nuovo di Certosa sulla ex statale 35 è invece crollato l’argine del Navigliaccio. Ha ceduto la banchina, i volontari della Protezione civile di Certosa hanno provveduto a transennare la parte crollata che, si è fermata prima di intaccare l’asfalto. «Avevamo segnalato la pericolosità del tratto alla Provincia il mese scorso - affermano dal Comune di Certosa -. Ma la Provincia sostiene che la responsabilità sia del gestore del canale: il consorzio Villoresi è stato avvisato e dovrebbero intervenire immediatamente». Oltre il bordo di asfalto, infatti, non c’è più nulla se non l’acqua del Navigliaccio.
...
Anna Ghezzi
la frana sulla ex SS 35 - sullo sfondo il semaforo del "ponte nuovo"

La tubazione scoperta è in primo piano, vicino al sostegno del guardrail